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Percorso dei Da Carrara

(Villa Bragadin-Priuli-Soranzo-Petrobelli; Abbazia di S. Stefano; Castello di San Pelagio; Pontemanco)
Presentazione
Un percorso tutto interno al Comune di Due Carrare, per scoprire le origini di una delle dinastie più importanti del Veneto Medievale: i Da Carrara. Signori della città di Padova e del suo territorio, che un tempo si estendeva ben oltre gli attuali confini della provincia, figure di primissimo piano nella politica del XIV secolo, capaci di costruire una corte raffinata, colta e in grado di rivaleggiare, anche militarmente, con le altre città stato del Nord Italia, a cominciare dalla vicina Venezia. Un percorso che ripercorre soprattutto la prima parte dei quasi cento anni di storia, segnati dalla dinastia Carrarese nel ‘300, e che pone come avvio proprio l’antico maniero, oggi in parte rintracciabile nel complesso di villa Bragadin-Priuli-Soranzo-Petrobelli e nelle vicine villa Tondello e Capodaglio. Queste dimore con l’antica abbazia di Santo Stefano, fondata insieme all’omonimo monastero nel 1027, dal primo membro noto della casata, Litolfo, sulle rovine di un preesistente edificio, costituiscono indubbiamente la testimonianza più importante della loro ascesa politica. A Due Carrare, inoltre, rimangono importanti tracce delle strutture difensive di cui i Da Carrara furono promotori. Si tratta di una pagina importante della loro storia, che si giustifica con le ambizioni espansionistiche che caratterizzarono sempre il loro governo. Le rivalità con le città vicine, come nel caso di Verona, governata dagli Scaligeri, posero la necessità di dotare i capisaldi del territorio di potenti mura e castelli, che ancora oggi costituiscono la testimonianza della grandezza di quel lontano passato. Risalgono infatti al periodo Carrarese la cinta muraria di Montagnana o la fortezza di Valbona e, per tornare a Due Carrare, la forte e possente torre che spicca dal Castello di San Pelagio. Il percorso si conclude a Pontemanco, dove sarà possibile aggiungere un altro tassello alla comprensione della società e della vita del XIV secolo. Pontemanco, infatti, costituisce una nitida dimostrazione di quanto l’acqua fosse alla base dell’economia del tempo: come fonte di vita, certo, ma anche come quasi unica forza motrice nella produzione proto-industriale.

Road-map

Il percorso parte dall’Abbazia di Santo Stefano, da dove è necessario imboccare la Strada Provinciale 17 in direzione del centro comunale. Oltrepassato il Municipio, con di fronte la chiesa di San Giorgio, vediamo sulla nostra destra Villa Bragadin-Soranzo-Talpo-Pietrobelli. Il complesso che, oltre dal palazzo, fatto costruire alla fine del XVI secolo dalla famiglia Priuli e realizzato da Vincenzo Scamozzi, è formato da altri edifici che costituiscono quella che si può definire la Corte Antica dei Carraresi. Svoltiamo a sinistra proseguendo sulla SP9 che in pochi minuti ci condurrà fuori dall’abitato, in totale sicurezza. Superato il centro, infatti, è possibile approfittare della pista ciclabile per procedere sicuri nella nostra pedalata. Anche la successiva Via Figaroli, dove svolteremo, per imboccarla, è accompagnata da una careggiata destinata alle due ruote. Su quest’ultima procederemo fino ad incontrare l’incrocio con via Saline, dove svolteremo a sinistra. E’ una strada secondaria, con poco traffico, che consente di apprezzare anche la campagna circostante. All’incrocio con via Verdi svoltiamo a destra e procediamo ancora tra le colture fino ad intersecare via San Pelagio dove, una volta oltrepassato il ponte sulla A13, Bologna-Padova, incontreremo il Castello sede del Museo dell’Aria. Per arrivare alla prossima destinazione del percorso, dovremmo tornare indietro, superando nuovamente il ponte sull’autostrada e procedere lungo via San Pelagio per qualche chilometro fino a raggiungere la rotatoria, dopo la quale la strada prende il nome di via Figaroli, e procedere ancora dritti fino all’intersezione con via Pontemanco dove svolteremo leggermente a destra per imboccarla. Una volta superato l’incrocio con la Sp9, ci troveremo praticamente nel piccolo borgo medievale. Per tornare in centro, sarà sufficiente poi riprendere la Sp9 e poi la Sp 17 fino all’Abbazia di Santo Stefano dove è partito il percorso.  

Schede dei siti d’interesse toccati dal percorso:

Villa Bragadin-Priuli-Soranzo-Petrobelli
Il Complesso di Villa Bragadin-Priuli-Soranzo-Petrobelli è costituito da numerosi edifici. Oltre che dal Palazzo, affacciato sulla piazza del paese, progettato e fatto realizzare dai Priuli a Vincenzo Scamozzi nel 1597, infatti, concorrono nella definizione degli spazi un nucleo di edifici che costituiscono quella che possiamo definire la “Corte Antica dei Carraresi”. Una corte che si estendeva anche alle vicine ville Tondello e Capodaglio che, infatti, ne inglobano strutture ed elementi difensivi delle antiche fortificazioni. Di Villa Bragadin-Priuli-Soranzo-Petrobelli sono ancora visibili parti significative della cinta muraria, due porte di accesso fortificate e la loggetta nella quale i Da Carrara conducevano gli affari di famiglia ed esercitavano la giustizia in quest’area che fu la culla del loro casato. Il centro di Carrara infatti, oltre a dare il nome a questa famiglia di origine Longobarda, divenne il centro della loro azione che si estendeva in un territorio molto vasto. Va ricordato che i Da Carrara erano signori rurali, ossia legati alla terra con possedimenti sparsi da Pernumia a Bovolenta e da Tribano a Conselve, fino a Monselice. Possedevano mulini a Battaglia, il castello di Pernumia, vantavano diritti su quello di Agna e su possessioni di terreno estese fino ad Anguillara, sull’Adige. E il centro di questo vasto territorio era proprio il loro castello a Carrara. Il legame con il comune rurale viene confermato indirettamente anche dal documento del 1027, che informa delle importanti donazioni fatte da Litolfo al Monastero di Santo Stefano e alla successiva destinazione dello stesso a mausoleo di famiglia. E’ a questo centro, dunque, che viene affidato il delicato compito di preservare la memoria della casata. Pratica, tra l’altro, che rimase invalsa per molto tempo, tanto che le spoglie di Marsilio il Grande, vissuto tre secoli dopo, trovarono sepoltura ancora nella chiesa locale, ribadendo che era qui che i Da Carrara si sentivano a casa. 

Abbazia di S.Stefano, il mausoleo dei Signori di Padova
L’Abbazia di Santo Stefano, gioiello eretto a Due Carrare in adiacenza di un oratorio altomedievale, è tra i monasteri più antichi della provincia di Padova. Proprio a questo luogo si lega parte della storia della dinastia dei Da Carrara, in quanto un documento del 1027 attesta che in quella data fu fatta una donazione da Litolfo, primo membro noto della casata, per la costruzione del monastero. Le sacre mura divennero in seguito anche il mausoleo dei Da Carrara e tutt’ora un'arca marmorea affissa alla parete settentrionale della chiesa abbaziale conserva le spoglie di Marsilio, il secondo signore di Padova che governò dal 1324 al 1338. L’abbazia conobbe nel tempo diverse traversie, come il saccheggio perpetrato nel 1405 per volere dei Veneziani, dopo che venne estinta la dinastia Carrarese, e addirittura la parziale demolizione del complesso abbaziale verso la fine del XVIII secolo. Di quell’importante antico passato rimangono oggi solo il campanile, l’antico cimitero, la canonica, la casa del sacrestano, una vera da pozzo dell’Istria e, ovviamente, la chiesa che rappresenta una delle poche testimonianze di architettura romanica del territorio. L’interno di quest’ultima, ai piedi del presbiterio, conserva tre grandi lacerti di mosaico risalenti al X-XI secolo, con tessere bianche e nere, con figure fito e zoomorfe. Altro elemento di originalità è la torre campanaria: realizzata due secoli dopo la rifondazione dell’intero complesso voluta dai da Carrara, conserva ancora, nella parete nord, le tracce dell’originario impianto finestrato a monofora-bifora-trifora (successivamente tamponato) e i bacini ceramici sulle arcatelle che ne fanno un unicum in terraferma veneta.

Castello di San Pelagio
Una delle conseguenze, ancora evidenti, della politica dei Da Carrara nel territorio padovano fu la progressiva fortificazione dei principali capisaldi. Le mire espansionistiche ma soprattutto l’aggressività con le quali vennero condotte, richiesero infatti strumenti adeguati. A tal proposito va ricordato che la possibilità che Padova potesse avvicendare Venezia nel ruolo egemonico nel Veneto di allora, rimase più che una speranza nel cuore dei signori della casata, tanto che venne perseguita in ogni occasione che le circostanze favorirono. Senza mai riuscirci. Tuttavia è con gli Scaligeri di Verona che si consumò la storica rivalità dei Signori di Padova e fu proprio per contenerne gli eccessi e gli intenti di dominio dell’intero territorio che verso la fine degli anni ‘30 del XIV secolo, durante il governo di Ubertino Da Carrara, prese avvio un’importante politica legata alla fortificazioni, interessando Este con la realizzazione del Castello e il riassetto del maniero di Valbona. A qualche anno dopo, invece, risale il completamento della cinta muraria di Montagnana e la realizzazione della torre che ancora oggi sormonta il Castello di San Pelagio a Due Carrare. Solo per citare le fortificazioni del territorio ancora esistenti. Qui, a San Pelagio, oggi rimane superstite soltanto uno dei diversi belfredi che costituivano il sistema difensivo. La sua imponenza, tuttavia, lascia intuire l’inespugnabilità del luogo difeso da grandi torri collegate tra loro anche da passaggi sotterranei: pare che uno di questi raggiungesse i 2 Km di lunghezza e costituisse una via di fuga, in caso di assedio, verso Mezzavia, frazione di Due Carrare. Attualmente a causa di allagamenti e ostruzioni i passaggi sotterranei non sono percorribili. Nei secoli successivi, quando i compiti difensivi della struttura furono superati dal riassetto del territorio, finito tutto sotto il dominio di Venezia, il castello venne trasformato. Nei primi decenni del 1700 la proprietà passò ai Conti Zaborra che ampliarono notevolmente l’edificio, rimodernarono l’ala padronale per adattarla a residenza signorile e realizzarono le barchesse a uso agricolo. Oggi gli stessi spazi sono deputati ad ospitare le collezioni che costituiscono il Museo del Volo.

Pontemanco
Per comprendere l’importanza dell’acqua nel Medioevo, basterebbe consultare qualche archivio. Ci si accorgerebbe che la maggior parte della rete idrica secondaria è stata realizzata in quei tempi. Molto spesso con scopi di bonifica, ma anche con il progetto di creare vere e proprie vie di trasporto. E’ il caso dell’area che circonda Due Carrare. Basti pensare che tra il 1189 e il 1201 venne realizzato il canale di Battaglia che consentiva di raggiungere Monselice ed Este, e, per mezzo del ripristinato canale Cagnola-Pontelongo, anche la laguna nei pressi di Chioggia. Negli stessi anni, inoltre, fu realizzata la direttissima Padova-Venezia con lo scavo del Piovego che collegava la città al Brenta e quindi la laguna a Fusina. Attraverso i corsi d’acqua, infatti, si trasportavano da Padova a Venezia i prodotti agricoli, cereali in particolare, e la trachite che veniva caricata nel porto di Lispida. Dalla laguna giungeva il sale, mentre da Venezia arrivavano passeggeri e prodotti esotici di lusso. L’economia del Medioevo, insomma, funzionava ad acqua. E del resto fino alla rivoluzione industriale era l’unica forza motrice disponibile, insieme a quella animale. Dai tempi più antichi si cercò pertanto di sfruttare la forza idraulica per mettere in moto meccanismi che alleviassero la fatica degli uomini. Servivano in particolare per azionare magli e seghe nei laboratori di falegnameria, nella produzione delle stoffe, della carta come a Battaglia o nella macinazione di granaglie come a Pontemanco. Ma non solo di queste. Qui, infatti, il piccolo salto delle acque del Biacolino, diramazione del canale Battaglia, fu sufficiente nei secoli pre-industriali per azionare i macchinari deputati alla cardatura della canapa, alla produzione di ghiaccio al taglio e alla lavorazione del legno. Le informazioni più antiche a riguardo dei mulini risalgono proprio all’epoca Carrarese, e più precisamente al 1338, quando vennero citati nel testamento di Marsilio da Carrara, ma l’attività si arrestò solo il secolo scorso. Immaginare Pontemanco a quei tempi significa anche immaginare un borgo con case e casoni, che diventarono le abitazioni dei lavoratori dei mulini e dei lavoratori dell’indotto come carpentieri e fabbri, che si insediarono gradualmente con le loro famiglie, insieme a quelle delle figure deputate ai trasporti fluviali come i cavallanti, i barcaioli, i maniscalchi, completandosi così un singolare modello insediativo funzionale, intorno all'attività produttiva e di scambio.